Fiato corto

Uno dei sintomi del Coronavirus è la sensazione di “avere il fiato corto”.

In tutti gli aspetti della vita.

Alla mattina ti svegli e senti di essere già in debito di ossigeno.

Pensi che sarai in prigione ancora per molto tempo. Il livello di ossigeno si abbassa.

Pensi che anche oggi non andrai al lavoro, non uscirai di casa, non parlerai con nessuno, neanche con il vecchietto al bar che commenta le notizie del giornale. Cerchi di respirare più forte, ma l’ossigeno non aumenta.

Pensi che, nonostante tu sia una persona riservata, ti mancano immensamente i saluti, gli abbracci, i baci e la vicinanza fisica con i tuoi cari, i tuoi colleghi ed il vecchietto del bar. Ora parte l’affanno.

Pensi che non sai quando rivedrai dal vivo tutti loro e se quando succederà saranno in buona salute. Adesso la situazione diventa critica e ti senti in apnea.

All’improvviso tuo figlio entra in camera, salta sul letto, ti schiocca un bel bacio sulla guancia e mentre ti porta via le coperte dice: “Mamma svegliati è mattina!”.

La respirazione riparte, ma quel senso di oppressione e di peso sul petto non se ne va: rimane costante in ogni attività che svolgi.

Ad un certo momento però scompare o, meglio, cambia forma. Le notizie peggiorano, capisci molto prima di tanti altri cosa sta accadendo negli ospedali, arrivano direttive ai dipendenti secondo le quali, lavorando in un servizio essenziale, sono sospesi ferie e permessi. Se presenti la sintomatologia del “nemico” ci si attiva per effettuare subito il tampone: se negativo immediatamente al lavoro anche se non stai bene, mentre se positivo…beh, quella è un’altra storia che è meglio non cominciare.

Ad un certo momento capisci che la tua casa è la tua armatura, la tua fortezza, il tuo rifugio.

Quando lo capisci la mancanza di ossigeno ed il senso di oppressione scompaiano, o meglio cambiano forma.

Quando dovrai rientrare al lavoro torneranno sotto il nome di “timore nell’andare a svolgere un lavoro che hai sempre amato”, “disagio nel rapporto con l’utenza”, “solitudine lavorativa causata dal distanziamento di sicurezza”, “paura di effettuare gesti meccanici che, senza accorgerti, potrebbero avvantaggiare il nemico” e “terrore del rientro a casa per paura di contagiare i tuoi famigliari – peraltro a rischio – unito al dolore nel mantenere la distanza di sicurezza”.

Il nemico si attacca al tuo respiro in ogni aspetto della tua vita: dalla quotidianità casalinga, all’attività lavorativa , all’affetto per i tuoi cari.

Può non giungere fino ai polmoni, ma ti ricorda 24 ore al giorno che è lì.

Impareremo a conviverci prima e a debellarlo poi.

Dimenticarlo mai.

 

7 pensieri riguardo “Fiato corto

  1. Sono assolutamente d’accordo!

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    1. Ricordarlo quando tutto passerà ci servirà per crescere e divenire un popolo migliore (non aggiungo altro sui nostri vicini/nemici oltre i confini)

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      1. Proprio quello che scrivevo nell’ultimo post!

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  2. Io sento soprattutto una “oppressione psicologica” perché già di mio non sono perfettamente stabile …
    😀
    … figurarsi adesso.
    La mia continua ricerca di certezze è minata nelle sue fondamenta, vivere alla giornata mi mette in crisi specialmente con me stesso, perché inizio a preoccuparmi di tutto e di tutti.
    Non posso salvare il mondo, faccio la mia piccola parte, ma mi sento perennemente inadatto e questo mi crea una enorme agitazione, oltra alla paura che il virus becchi qualcuno di noi.

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    1. il virus se non arriva fino ai polmoni sicuramente giunge alla psiche.
      È un nemico sconosciuto ed invisibile che sposta la guerra dal campo militare agli ospedali. Come potremmo non provare quest’oppressione sentendoci all’improvviso vulnerabili e senza sapere come difenderci? Ricordiamoci sempre che dalla fragilità nasce la forza. Dalle certezze nasce solo l’ignoranza e la boriositá che ha permesso al nemico di diffondersi. Ora ne siamo consapevoli, ora siamo un esercito compatto in cui ad ognuno viene chiesto di fare la sua parte ed è solo così che vinceremo. Il ruolo di ciascuno è importantissimo: tu stai già facendo tanto, sono le caratteristiche del nemico che ti fanno sentire inadatto ma credimi che sei nel giusto. Ricordatelo sempre

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      1. Non so. Stamattina mi ha pervaso una strana agitazione, ho dovuto prendere un calmante.

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      2. è più che giustificata. Io ho passato questa fase prima solo perché ero in isolamento a casa già da un po’ per altri motivi e avevo compreso la gravità della situazione precedentemente alla circolazione delle informazioni sulla situazione degli ospedali (solo perché mi giungeva qualche notizie da lì). Ho anche metabolizzato il fatto che quando rientreró al lavoro non potrò più stare a casa per la sospensione di ferie e permessi. Di notte ora mi addormento prima. Siamo umani e preoccupati, ma quest’agitazione poi passa. Tutto passa, ci attraversa e se ne va. Bisogna darsi il tempo ed intanto impegnarsi a trovare delle strategie per distrarsi. Per il calmante in quel momento hai fatto bene, ma il ruolo delle strategie è importantissimo per affrontare i momenti di crisi, di qualunque natura essi siano

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