Socializzare. Liberamente e normalmente.

In questa vacanza è avvenuto il miracolo: abbiamo socializzato con persone “normali”. Di solito, o non socializziamo o attiriamo le “cozze”, ossia quelle persone pesanti come macigni che si attaccano alla nostre spalle seguendoci come un’ombra per tutta la vacanza.  Va da sé che ogni contatto con altre persone lo vedo con sospetto, soprattutto da quando è nato il nanetto. Con il bambino al seguito ho capito che è più facile socializzare ma spesso, anzi oserei dire nel 99% dei casi, lui ed io attiriamo:

  • i pargoli delle “cozze” che, pur essendo piccini, serbano in sé le caratteristiche dei genitori quindi ci perseguitano obbligandoci a giocare con loro, a fare merenda con loro, a fare il bagno nel mare con loro, a ballare con loro, ecc. In pratica, in totale assenza dei loro genitori, mi tocca diventare la loro baby-sitter eletta in modo unilaterale e pure senza compenso. Il nano, dal canto suo, diventa isterico a causa della compagnia forzata e delle mille attenzioni ricevute, ma non volute. La situazione peggiora se viene trattato come un bambolotto inanimato quando nella bambina di turno parte l’istinto materno incontrollato e se lo vuole portare appresso in ogni dove e prendersene cura. Lì mi tocca frenare l’istinto omicida di mio figlio che tenta di ribellarsi dal farsi fare la manicure o dall’essere ingozzato da cibo composto da sabbia bagnata;
  • I genitori ansiosi che mi tirano due palle quadre con il loro catastrofismo innato segnalandomi tutti i pericoli del mondo e trasmettendomi parte della loro agitazione per quanto riguarda ogni aspetto dalla vita quotidiana, dall’ineluttabile trasmissione dei virus ai traumi evolutivi che posso aver causato a mio figlio quando lo faccio addormentare da solo;
  • Le mamme che fanno mille domande aspettando un tuo momento di distrazione mentre ti lanci verso tuo figlio cercando di recuperarlo nel suo volo libero dallo scivolo solo per coglierti in fallo sulla teoria all’ultima moda in fatto di allattamento, vaccini, svezzamento, spannolinamento, inserimento nido, ecc. Se anche con le domande più subdole su tutte le teorie più sconosciute al mondo riesci a reggere, ecco che tirano fuori l’asse dalla manica: la Montessori! Mi spiace per lei perché essere utilizzata come baluardo di una moda educativa non rende giustizia alla sua grandezza ed al suo precorrere i tempi. Ora viene utilizzate nelle crociate fra mamme che seguono il modello montessoriano e mamme infedeli che non lo seguono. Quando parte la “crociata Montessori “ è inutile cercare di intavolare una discussione: verrai spazzata via dall’esercito di mamme che nel frattempo ti avranno accerchiato minacciose. Solo la bandiera bianca e l’acquisto di un letto montessoriano ti salverà;
  • I matti e i vecchietti, no beh, quelli li attiravo anche prima dell’arrivo del nanetto.

Ora che sapete i miei precedenti, potete capire la mia ritrosia ad instaurare qualsiasi tipo di comunicazione con gli altrui esseri umani. Io sarò un’anima solitaria, ma a ragion veduta. A me piace colloquiare con gente che abbia qualcosa d’interessante da trasmettermi o con cui si possa almeno avere un contradditorio. Il problema è trovarla. Quest’anno invece al mare non solo l’ho scovata, ma addirittura giungeva a me in modo spontaneo! Ho socializzato un casino! Quasi non mi pareva vero!

Ora che l’ho trovata posso dirlo. Voi che vi affannate a seguire il metodo Montessori come adepti acritici di una setta: siete vittime di un’odierna moda pedagogica e commerciale. Tale metodo, rivoluzionario all’epoca e attuale anche oggi, è stato teorizzato scientificamente alla fine dell’Ottocento. La prima “Casa dei bambini” è stata aperta nel 1906 a Roma. Esiste da un po’ di tempo quindi. Si possono mettere in pratica i suoi punti cardini adattando il proprio ambiente domestico con un esiguo investimento economico. Non serve gettare migliaia di euro per riarredare tutta la casa secondo i dettami della ditta di mobili pro Montessori. Non serve comprare enciclopedie su tale educazione. Non serve circondare il nanetto di giocattoli costosi col marchio “Montessori”, quando basterebbe utilizzare oggetti che già si hanno in casa per attribuirgli un fine ludico-educativo.

Ora che ho trovato persone “normali” con cui socializzare posso gridarlo a gran voce: non serve sprecare denaro in acquisto di arredi, giocattoli e libri se poi non lasci sperimentare liberamente l’ambiente circostante, la natura e la vita stessa a tuo figlio reprimendo la sua creatività innata!

Ecco, mi sono liberata.

Hey, sono ancora viva!

Ah, e per lo spannolinamento, beh, non seguo nessun modello teorico!

 

 

“Aiutiamoli a fare da soli”

                                                                                                  Maria Montessori

6 pensieri riguardo “Socializzare. Liberamente e normalmente.

  1. Ho sempre avuto scetticismo verso il metodo Montessori, non tanto per la sua validità “in sé”, ma quanto per il fatto che mi è sempre parso che i genitori che mandano i figli alla Montessori lo facciano quasi per vantarsene, non tanto per mettere in pratica gli accorgimenti suggeriti.
    In pratica il M.M. vale finché il figlio è a scuola, non fuori.
    Ma i genitori se ne vantano come avessero ricevuto un patentino destinato ad una elite.

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    1. Esatto! Élite piena di contraddizioni come dici tu. Spiace solo che un metodo educativo venga utilizzato per mode costose di cui potersi fare vanto senza poi applicarlo nella sua essenza. Ma questo vale per molte altre cose. Spiace anche trovare continuamente mamme che devono sempre far notare in modo sottile quanto sei “impreparata” se non segui determinati dettami pedagogici. In questo i papà mi sembrano più easy

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      1. Quello che a me da/dava fastidio, è il fatto che parlando con alcuni genitori, questi dicevano “eh, sai, mia figlia/o la/o porto alla Montessori….”
        E allora?
        Come dire che mio figlio va in una scuola di Serie B?
        Che poi non è che io abbia mai visto differenze tra i bimbi Montessori e quelli no, anzi!
        “eh, sai, mia figlia la porto alla Montessori….”
        “E infatti è lì che tira i capelli ad un’altra bambina”

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      2. “eh sai, mio figlio fa parte del club esclusivo! Hanno tatuato sul braccio M.M. come segnale di riconoscimento fra loro per evitare di mischiarsi con quelli che non ne fanno parte…” 🙂
        Per l’epoca il MM era rivoluzionario ma ormai le scuole materne lo hanno adottato già da tempo, almeno per quanto riguarda gli arredi a misura di bambino.
        Fa sorridere come pare si sia scoperto solo ora! 🙂

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      3. Come se il loro figli fossero migliori solo perché vanno alla Montessori.

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      4. “MM” tipo lettera scarlatta ma in positivo! 🙂

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