Ed è stato subito Moment!

Ok, i test audiometrici hanno confermato che non ho problemi d’udito. Ciò che non sento e rimane un brusìo di sottofondo rimane tale ed indistinto non perchè io non lo senta, ma probabilmente perchè la chiusura delle mie orecchie agli stimoli esterni è un meccanismo di difesa che ho sviluppato da quando il Nanetto allieta la nostre giornate in modalità “Scimmia urlatrice”. Quando durante la cena strilla per qualsiasi motivo che non sia un rischio alla sua incolumità, io vado avanti imperterrita a mangiare. Se grida per i capricci anche per 40 minuti di fila, io mi isolo nella mia bolla dalla quale sento poco o nulla. Se piange a squarciagola di notte, se capisco che non è un pianto per un grave malessere, aspetto che si riaddormenti da solo. Se ciò non accade e il pianto perdura, mi alzo e procedo tipo zombie fino alla sua cameretta, cerco il ciuccio e il suo peluche, glieli porgo, carezza, parolina dolce e torno a letto per proseguire i miei sogni. Questo quando lo sento. Quando ciò non accade si alza il marito lanciandomi mentalmente delle maledizioni, ma d’altronde non è colpa mia se non lo sento e quindi continuo a dormire beatamente.

Ora sono passata al livello successivo del mio meccanismo di difesa: non sento più la “Scimmia urlatrice” nemmeno in pubblico. Certo, devo ancora affinare la tecnica, non riesco a fregarmene del tutto, ma ho fatto notevoli passi in avanti. Quest’estate mi agitavo quando cercavo di calmarlo senza successo davanti alla gente. Quante volte al lago ho visto su di me tutti gli occhi giudicanti delle persone in spiaggia. Il fatto è che mio figlio si trasforma in “Scimmia urlatrice” quando ha dei malesseri, in primis il mal di denti. Se poi ci sommiamo le torride temperature estive vi lascio immagine il suo nervosismo in quel periodo, e, di riflesso, il mio esaurimento. Nella modalità “Scimmia urlatrice”, il Nanetto è facilmente irratibile, non accetta i “No” o qualsiasi limite in generale, il tempo delle scenate per i capricci si dilata moltissimo e la sua voce tocca degli acuti impensabili per gli esseri umani. In quei terribili giorni, l’unica mia salvezza è isolare l’udito.

Il week end appena trascorso è stato all’insegna del mal di denti e di altri malesseri, ergo 48 ore no stop di super decibel spacca-timpani. Ho provato ad adottare ogni stratagemma per distrarlo. Niente. In extremis ieri, dopo una lunga lotta, sono riuscita a rinchiuderlo nel passeggino per portarlo a fare una passaggiata. A lui piace fare le passeggiate. A lui piace osservare il mondo circostante. Si rilassa. Era la soluzione ottimale per farlo uscire dalla modalità urlante. Riformulo. A lui di solito piace fare le passeggiate. A lui di solito piace osservare il mondo. Di solito si rilassa. Di solito è la soluzione ideale per farlo uscire dalla modalità urlante. Di solito. Non ieri. Ieri ha iniziato a gridare dal momento in cui ho preso in mano la sciarpa ed il piumino. Ho pensato: “Beh, ma poi quando usciamo smetterà!”. No, non ha smesso. Ha continuato ad urlare per i 25 minuti successivi. Ho provato a parlargli dolcemente. Ho provato a giocare con Greta, il suo pupazzo a forma di ranocchia. Ho provato a fargli le vocine che lo fanno ridere. Ho provato a fargli il solletico. Ho provato a farlo scendere dal passeggino e farlo camminare da solo. Ho provato a tenerlo in braccio mentre spingevo il passeggino con una mano. Ho provato ha sgridarlo con un tono di voce fermo e deciso come suggeriscono i pediatri. Ho provato a sgridarlo alzando la voce contraddicendo i dettami della pedagogia. Ho provato a minacciarlo di tornare a casa. Ho provato a farlo giocare al parco giochi. Ho provato a rinchiuderlo nuovamente nel passeggino. Nulla. Nessun effetto positivo. Poi ho chiuso semplicemente le orecchie. Sì, sentivo un rumore fastidioso in sottofondo, come quando la linea della stazione radio è disturbata, ma era sopportabile. Mi sono sentita in un’altra dimensione, quasi intoccabile. Ho “chiuso” persino gli occhi: sorridevo allo sguardo tra lo sbigottito-divertito-giudicante delle altre persone. No, non ero sotto l’effetto di stupefacenti e non lo sono mai stata in vita mia. Semplicemente era l’effetto delle 30 ore precedenti da “Scimmia urlatrice”. Se il Doc avesse eseguito i test audiometrici in quel momento non so quale sarebbe stato il risultato. So però che l’effetto “bolla felice” non è infinito. Infatti, verso sera, alla fine di questo lunghissimo week end, mi sono rintanata cinque minuti nel silenzio della camera dicendo disperata al marito: “Sto qui un attimo perchè non lo sopporto più!!!”.

La “bolla felice” era scoppiata. Ed è stato subito Moment! Act!

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