Sopravvivenza

Aria pesante in ufficio. Questo lavoro ti spreme come un limone. Si impossessa della tua anima. Ti schiaccia sotto il peso delle sue responsabilità. Noi non abbiamo un’armatura che ci difenda. Noi siamo soli. Noi cerchiamo di sopravvivere fino a quando non soccombiamo.

Utilizzo il Noi non solo come solidarietà fra colleghi. Utilizzo il Noi perché questa situazione accomuna tutti, nessuno escluso. Utilizzo il Noi perché se oggi a cadere nel precipizio è la collega di scrivania, domani potrei essere io.

Non vedo vie d’uscita. Non vedo prospettive di miglioramento. Non vedo altro se non la sopravvivenza. Una sopravvivenza a cui non smetto di cercare di attribuire un significato e valore. Non posso e non voglio permettermi di non cogliere e prendere con furbizia ogni rara occasione in cui posso attribuire un alto valore al mio lavoro. Ogni tanto ho momenti di forte scoramento, ma cerco di ritagliarmi il mio spazio. Questa è una delle strategie che mi consente di sopravvivere. Ce ne sono altre. Una è quella di mantenere un forte e costante collegamento con la vita reale quando mi è possibile. Gli smartphone sono utilissimi in questo caso. Quando sento che la situazione sta diventando troppo pesante mi collego con la realtà esterna. Guardo le foto di mio figlio. Penso alle mille cose che devo fare fuori da lì. Penso ai miei famigliari e ai miei impegni. Penso, ma non ho il tempo di telefonare. Capita di fare brevi viaggi di fantasia: si sa che la fantasia ha sempre aiutato ad affrontare le difficoltà se ben misurata. Non devo e non posso farmi inghiottire da questa voragine. Quando termino il lavoro devo chiudere la sezione del cervello denominata “Ufficio”. Non sempre ci riesco. Anche i pensieri rivolti alla realtà esterna sono diversi e si mescolano con quelli del lavoro: mille finestre aperte contemporaneamente. Questi pensieri però aiutano sempre perché danno una prospettiva di senso alla vita. Se la perdi, sei fregato. Se è sbilanciata, sei fregato. Se non ti premunisci di ricordartela ogni giorno, sei fregato.

Al momento, in questa fase della mia vita, queste strategie mi stanno aiutando. Domani potrebbero non essere sufficienti e potrei doverne studiare altre, ma al momento reggono. Certo mi sento perennemente frammentata nelle mille parti di me e la sintesi di tutte è un’operazione molto complessa, ma non potrebbe essere altrimenti. Se dovessi sacrificare anche solo una minima parte di esse, perderei me stessa. Perderei la prospettiva di senso. Perderei la terra sotto i piedi. Cadrei nel precipizio, come la collega di scrivania di fianco a me.

4 pensieri riguardo “Sopravvivenza

  1. Purtroppo non è sempre facile lasciare l’ufficio dove si trova. Ma si trova sempre un modo. Un abbraccio

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    1. Sto cercando il modo…é una delle strategie non scritte! 😉

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  2. Purtroppo è cosi e le alternative spesso non sono praticabili. Pero ricordiamoci sempre che lavoriamo per vivere e mai viceversa. Occhi puntati al 27 del mese e via a navigare su booking e tripadvisor per pianificare il prossimo viaggio!

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    1. Esatto! I figli aiutano a non farti smarrire la prospettiva di senso della vita!

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