Scala mobile statica

Mattina presto. Sono mio lettuccio. Apro gli occhi, ma non sono in camera mia. Non sono in questo luogo. Oggi mi sono svegliata in un altro universo. Il mio corpo è qui, ma obbedisce ad altre leggi della fisica. Leggi già conosciute. Leggi che purtroppo scandiscono molte, troppe giornate. Leggi che non permettono di vivere appieno il tempo in questo mondo.

Non riesco ad accendere l’interruttore del mio cervello. Non riesco a pensare. Non riesco a formulare una frase semplice di senso compiuto. Non riesco a preparare l’occorrente per iniziare la giornata. Non riesco a mettere insieme due vestiti per copririmi. Non ho memoria. Tutto è sbiadito. Tutto è svanito. Tutto è dissolto.

Dopo un po’ di tempo riesco a muovermi, ma il mio corpo procede alla velocità che vuole: sembra di vivere in un esasperante rallenty continuo. Cervello e corpo non sono connessi. Non so come porre rimedio a tutto ciò. Mi sforzo, ma è tutto vano. Il corpo pare un macigno. Ogni movimento pare un ostacolo insormontabile. Il tempo scorre via senza che io abbia il potere di fermarlo. Non so come e quando, ma finisco di vestire il bimbo, prepare lo zaino con le sue cose e mettere insieme quelle che servono per la mia giornata lavorativa. Uso tutte le mie forze per accompagnarlo dalla baby sitter. Lo saluto cercando di non far trapelare la mia preoccupazione. Risalgo in macchina per andare a prendere il treno. Guido con una patina bianca fissa sugli occhi. Occhi che sono aperti, ma non vedono. Occhi persi nel vuoto. Occhi solitari. Arrivo al parcheggio. Scendo dalla macchina e mi dirigo verso le scale mobili per uscire e giungere alla strada. E’ tardissimo: il primo treno è già partito e al prossimo mancano pochi minuti. Stranamente non sono in affanno per il ritardo. La fretta e la preoccupazione mi scivolano addosso. Nulla mi tocca perchè ora non posso farmene carico. L’unico mio pensiero è: “Come farò in questo stato ad arrivare a fine giornata da sola?”. Ho timore di non farcela. Ho paura di crollare all’improvviso.

Ora sono sulla scala mobile che mi poterà all’ascensore per uscire dal parcheggio ed incamminarmi verso la stazione. Tutto intorno è frenetico. Tutto corre velocissimo. Tutto perde i propri contorni nella sua fretta. Tutto è indefinito e senza forma. Tutto si muove tranne me. Io rimango lì sulle scale mobili in un interminabile ed agghiacciante istante. Rimango lì ferma nella mia immobilità più totale. Rimango lì, bloccata in questa condizione orribile. Rimango lì, senza avere nè la forza, nè il potere per salvarmi da questo momento terrificante.

Sì, perchè è terrificante sentirsi così. Una scala mobile statica. Ferma mentre tutto gira intorno a te. Ferma senza riuscire ad afferrare nulla. Ferma avendo la consapevolezza che non ci sarà una mano altrui che ti afferrerà e ti tirerà saldamente a sè per strapparti dall’altro universo per farti tornare in questo mondo.

5 pensieri riguardo “Scala mobile statica

  1. è terribile sentirsi così, ma capita. C’è di buono che poi passa.

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  2. Succede anche a me a volte.. Orribile sensazione un abbraccio

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    1. Grazie mille…se ho scritto vuol dire che sto meglio! 🙂

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