Il portafoglio da donna

A me sono sempre piaciuti i portafogli maschili: piccoli e di pelle scura. Negli anni però non rispondevano più alle mie esigenze: lo spazio era diventato troppo stretto al punto che non si chiudevano più per tutto quello che contenevano. Era il chiaro segnale che era giunto il momento di avere un portafoglio da donna, di quelli grandi e capienti, tipo pochette. Quelli più chic da donna matura e non da eterna adolescente. Quelli dai colori più femminili e non only black. Nonostante il segnale continuavo a perseverare nel peccato portando alla rovina chi entrava in contatto con me.

Il portafoglio attuale, ad esempio, era stato mio compagno fedele per anni. Mai una mancanza fino a quando, d’un tratto, è stato vittima di un precoce processo di decadimento fisico. Io continuai ad ignorare i suoi segnali di affaticamento: il portafoglio incominciò quindi perdere dei pezzi per strada. Rimossi dalla mie mente queste sue difficoltà esistenziali: non ero pronta a lasciarlo andare. Poi un giorno, per puro caso, senza che io lo cercassi, vidi il suo degno sostituto. Era in esposizione all’entrata del negozio di scarpe. Un fascio di luce al neon lo illuminava. Bello. Giovane. Morbido al tatto. Con un colore fine ma grintoso al tempo stesso. Non era troppo da signora. Non era troppo finto chic. Non era troppo kitsch. Lo aprii per verificare se anche all’interno rispondesse ai requisiti richiesti per superare la mia severe selezione: ottima capienza, molti spazi per le svariate tessere, portamonete con zip, prezzo economico. Bam!!! Colpo di fulmine!!! Faccia con gli occhi a cuore! L’ho osservato ed accarezzato per un tempo che a me sembrava dilatato quanto quello de “Il tempo delle mele” quando Sophie Marceau balla con il ragazzino con le cuffie e la musica (giurò di aver sentito anche la canzone!).. Non volevo più andarmene: volevo rimanere lì, solo lui ed io. Purtroppo però il mio super-io intransigente ha rotto l’incanto di quel momento con dure parole: “Smettila! Non ti serve un nuovo portafoglio. O meglio sì, ti serve perché ormai quello che stai usando cade a pezzi già da mo’ ma tua madre anni fa te ne ha regalato uno per Natale e non importa se a te non piace al punto di non averlo mai tirato fuori dalla scatola. Sì è un po’ da vecchia, ma l’importante è la funzione che deve svolgere non l’esteriorità.” A quel punto me ne andai di corsa con la morte nel cuore senza nemmeno salutarlo. Girovagai per il centro commerciale senza meta fino a quando presi coraggio e me ne tornai a casa. Ormai però era scoccata la scintilla: continuavo a pensare a lui, a ciò che sarebbe potuto essere e che non avevamo vissuto, a quante avventure avremmo potuto affrontare insieme, alla sua morbida pelle che profumava di novità. Lo vedevo ovunque: alla cassa del supermercato nelle mani della donna avanti a me, nelle altrui borse, nei miei sogni. Stavo malissimo al pensiero di non poterlo più rivedere. Sapevo che era unico al mondo e che non lo avrei più incontrato in altri negozi. Ritornai quindi da lui e lo osservai da lontano senza farmi scoprire: era sempre lì in prima fila nella sua bellezza statuaria. Avrei voluto avvicinarmi e rapirlo ma invece, senza farmi vedere, me ne andai reprimendo il mio amore. I giorni seguenti passarono in uno stato di apatia generale: non riuscivo ad essere pienamente felice. Un pomeriggio dopo il lavoro, senza nemmeno rendermene conto, mi ritrovai sulla strada per il centro commerciale: era il suo richiamo. La sua voce era un’incantevole melodia: lui era la sirena ed io Ulisse. Sapevo che non avrei resistito alla sua terza visione, eppure non bucai le gomme dell’auto per non arrivare in quel negozio. Appena varcato l’ingresso lo cercai con il cuoree palpitante ma non c’era più!!!! Ero sconvolta! Dov’era??? Si era offeso per la mia indifferenza? Era caduto tra le braccia di un’altra donna? Mentre cercavo delle risposte una commessa arrivò in mio soccorso tipo giornalista di “Chi l’ha visto?”. Prese nota del mio generico identikit per capire che traccia seguire. In preda alla disperazione già credevo che non lo avrei più rivisto, mortificandomi per non aver colto l’occasione della vita. All’improvviso la commessa mi rassicurò indicandomi un’altra colonna di esposizione. Un secondo dopo ero davanti a lui: la disperazione fece posto alla felicità. L’ansia alla certezza che saremmo stati insieme per sempre. Lo abbracciai teneramente e lo riposi dolocemente nella sua scatola: ora che eravamo insieme lo avrei protetto a costo della mia stessa vita. Presi il bancomat e tac, un attimo dopo eravamo marito e moglie. Per sempre. E fanculo il super-io che come le vecchie zitelle ai matrimoni ripeteva con voce stridula: “Vedrai, tanto sono tutti uguali. L’apparenza inganna!”

PS:
Ok, sì, sono consapevole di essere l’unica persona al mondo che quando vede qualcosa solo per sé (ossia non regali per altri o oggetti indispensabili) che le piace da impazzire non la compra subito ma si fa mille paranoie. Passo pure da stalker perché faccio diverse visite all’articolo in questione prima di procedere all’acquisto. Chi supera la selezione ed arriva alla terza visita diventa di diritto uno dei miei eletti. Forver together!!!

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